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venerdì 30 dicembre 2011

Käsekuchen, variante con Panna Acida e Pasta Brisée



Tempo fa avevo inserito una ricetta della Käsekuchen e a parte che la fotografia era orrenda, ma l'ho rifatta per Natale e volevo dare una variante.

Per prima cosa non ho utilizzato la pasta sfoglia (quella va bene per le emergenze), ma la pasta brisé fatta in casa e la torta ne guadagna.
Poi ho utilizzato, al posto della panna da cucina, la panna acida che è molto più compatta. Secondo me il risultato è stato un ripieno molto più vaporoso e piacevole al palato, anche mangiandola a temperatura ambiente e senza accompagnamento.
La panna acida in questione io la trovo quasi esclusivamente nei discount (tranne alla Lidl, dove uno il minimo che si aspetta di trovare è proprio questo...).

La pasta brisée è stata fatta con 100 gr di burro freddo, 200 gr di farina, due cucchiai di zucchero, un cucchiaino raso di sale, 1 uovo e quattro cucchiai di acqua fredda. L'impasto va lavorato molto velocemente, per cui consiglio un robot da cucina piuttosto che le mani!
All'inizio "frullare" burro, farina, sale e zucchero, ne usciranno come delle grosse briciole, ma poi aggiungendo acqua e uovo l'impasto prenderà forma.
Far riposare un paio d'ore in frigo.
Io poi l'ho stesa direttamente sulla carta forno in modo molto sottile, tanto che me n'è bastata per uno stampo da 26-28 cm di diametro grazie anche alla sua elasticità (rispetto ad una tradizionale pasta frolla).

Per la farcia, basta solo sostituire la panna acida alla panna tradizionale.

lunedì 7 marzo 2011

Scones, Vero Comfort Food!


Ieri sembrava proprio che l'inverno fosse ormai finito: cielo azzurro, sole caldo, i bulbi che spuntano in giardino...
Ma per fortuna il freddo è ancora in agguato! Se non ci fosse il freddo che scusa ci si potrebbe inventare per passare un pomeriggio a mangiare cose ipercaloriche? Nulla!
Il freddo invece invita all'indulgenza, anche culinaria, e alla sperimentazione...se si sta chiusi in casa tanto vale accendere il forno e provare qualche ricetta nuova. E poi magari invitare le amiche a testare i risultati (in questo caso ho invitato i suoceri, ai tempi che furono, che come cavie valgono meno di zero...).

Proprio in quest'ottica del cucinare non perché bisogna mangiare, ma per puro sfizio avevo fatto, a gennaio, l'orange curd. E di conseguenza mi ero anche decisa a provare i famosi scones, come accompagnamento...scones che, ribadisco, non avevo mai mangiato prima non essendo mai stata in Inghilterra...

Avevo trovato online e su qualche rivista varie ricette nel corso degli anni, e alla fine ho scelto quella che vi propongo per stato di bisogno: era l'unica che non prevedeva uova.
Ora, non ricordo più da dove l'ho tratta (avendola cercata a casa appena preso nota degli ingredienti ho subito spento il computer, che lì si consuma anche a non far nulla...e poi quando serve non va più).
Quindi se qualcuno leggendo il seguito capisse l'origine della ricetta me lo segnali che a mia volta segnalerò, con piacere, il sito o blog da cui l'ho tratta.

INGREDIENTI
240 gr farina 00
10 gr lievito per dolci
30 gr zucchero
75 gr burro a temperatura ambiente
150 ml latte (che ho deciso di sostituire in parte con della panna acida che m'avanzava)

Fondamentale è lavorare l'impasto con il burro a temperatura ambiente, né liquido quindi, né troppo solido.
Una volta lavorato bene l'impasto dovrebbe uscirne una pasta tipo da pane molto elastica. Stenderla su un piano di lavoro infarinato alta circa un dito e poi ricavarne delle formine. Io per evitare di danneggiare il piano di legno ho utilizzato delle tazzine del caffè (quelle che aveva l'Ikea una volta, senza manico, di diametro di circa 3-4 cm).
Mettere gli scones su una teglia rivestita con carta da forno, spennellare la superficie eventualmente con latte e cuocere a 180 ° per circa 15 minuti.

Circa l'effetto finale c'è da fare un distinguo. Ho un forno da 90 cm e ho notato ahimè che purtroppo la cottura non è omogenea (forse dovrei provare col ventilato). Quindi gli scones che si trovavano nel centro del forno sono venuti benissimo, si sono alzati rimanendo dritti, mentre quelli ai lato parevano un poco sofferenti (come si vede nella foto!) e ingobbiti. Quelli brutti, ma buoni sono sempre i candidati a finire diritti in bocca alla cuoca, che peccato ;-D

Comunque ottimi, pieni di burro, ma ottimi!
E soprattutto facilissimi da fare visto che non necessitano di lievitazione, la pasta è pronta in dieci minuti massimo e si raffreddano abbastanza velocemente.
Da provare (e che fame...).

mercoledì 2 marzo 2011

Madeleines con Ricotta e Mandorle

Eravamo rimasti a che oggi vi avrei postato un'altra ricetta per le madeleines, quella che m'è venuta meno bella, ma più buona...eccola, senza foto però.

INGREDIENTI
1 limone
3 uova
120 gr ricotta
150 gr burro
5 cucchiai di latte
150 gr farina
1 cucchiaino raso di lievito per dolci
150 gr zucchero
40 gr mandorle in polvere

Non ci sono particolari precauzioni nella preparazione dell'impasto, basta seguire le solite procedure, ovvero: burro, zucchero, uova, poi aggiungere ricotta, latte ed in ultimo gli ingredienti secchi (farina, mandorle, lievito).
Lasciar riposare in frigorifero almeno un'ora, poi riempire gli stampi da madeleines. Vale qui lo stesso discorso fatto ieri, ovvero quelle fatte con una pasta più riposata son venute meglio!

Cuocere con il forno a temperatura massima per circa 5 minuti, poi abbassare a 180-200° e proseguire per altrettanti minuti.

Lasciar intiepidire, togliere dagli stampi e mangiare!

Volete qualche anticipazioni su quali altre ricette ci sono su questo libro (tra l'altro questo fine settimana ho intenzione di cimentarmi ancora in qualche variante)?
Tra le dolci...alla crema frangipane, ai fiori d'arancio, spezie e menta, all'arancia confit, al cappuccino, al miele, col cuore di Nutella, con mela, cannella e mandorla...
Tra quelle salate...cipolla e pancetta, chorizo e peperoni,noci e roquefort (qui scatta l'acquolina in bocca!), prosciutto e olive,pomodori secchi, mozzarella e basilico (idem!), albicocche secche e chevre...

Dai, andatelo a comprare anche voi ;-)
Lo trovate in libreria, in internet, un po' dappertutto. Ne vale davvero la pena. Prima però compratevi lo stampo, vedere tutto sto popò di roba e non poterlo preparare per mancanza di mezzi è davvero frustrante.



martedì 1 marzo 2011

Madeleines al Limone



No, porca miseria! Ho vinto un Bon Roll, se tengo fede a quanto detto a gennaio nei miei buoni propositi...spero di poter riguadagnare terreno con la ricetta di oggi! Per stavolta che dite, chiudiamo un occhio? ;-)

Dopo varie vicessitudini (libro sulle madeleines acquistato su Amazon.it arrivato con le pagine stampate al contrario, io che al massimo della mia presenza mentale ho restituito tramite posta il libro senza difetti che nel frattempo Amazon mi aveva spedito, segue restituzione di quello effettivamente difettato e ordine di nuovo libro visto che nel frattempo avevo restituito entrambi...) sono finalmente riuscita ad avere sia il libro in questione che uno stampo in silicone. Ho colto l'occasione visto che il libro che piaceva a me era in vendita a 12 Euro (o 14?) comprensivo di stampo e scatola di latta.

Va beh, questa estate ho fatto la schizzinosa ed in Francia mi son rifiutata di comprare lo stampo in silicone ed ora mi riduco persino a comprarlo online?
Ebbene sì, mi sono arresa alle siliconate ("se non ora, quando"?).
Battute politiche a parte, ora che ho stampo e ricette non resta altro che mettersi alla prova!

Ho fatto due tentativi. La prima ricetta che ho usato è tratta proprio dal libro della Pantaleoni, che ricordo trovate anche in italiano e che presenta madeleines sia dolci che salate. La seconda è un riadattamento di una trovata sul libro Regali Golosi del Cavoletto.

Per ora vi posto solo la seconda, essendo quella che ho poi fotografato, ma domani (mi farò un nodo al fazzoletto...sempre che io riesca poi a ritrovarlo) vi scriverò anche quella del libro francese. Perché...quella del Cavoletto ha portato a dei risultati estetici notevoli, madeleines come si deve, con la gobbetta bella gonfia. Ma la prima ricetta ha avuto un risultato gastronomico che ho preferito. Le madeleines risultavano più morbide e saporite, quelle di questo secondo giro mi son parse più stoppose, una volta raffreddate.
Meglio farle e mangiarle tiepide, con il the!

INGREDIENTI per 10 (io ho lo stampo grande)
120 gr farina
100 gr burro
2 uova
100 gr zucchero
1 cucchiaino scarso di lievito per dolci
scorza di un limone
una presa di sale

Prima di tutto vi dico le differenze con la ricetta originale. Questa prevedeva 30 gr di zucchero e 70 gr di miele, ma visto che ero distratta ho confuso zucchero con burro e mi sono accorta di aver versato sulle uova 100 gr di zucchero...pace, va bene uguale! Poi sostituiva alla scorza di limone quella di lime...non credo che ciò modifichi sostanzialmente la ricetta, anzi, si potrebbe anche utilizzare la scorza d'arancio, perché no! In ultimo si consigliava una punta di zenzero in polvere, che io ho messo, ma essendo zenzero dell'anteguerra credo che non si sia proprio sentito!

Amalgamare gli ingredienti sbattendo uova, zucchero e sale, aggiungendo poi la farina con il lievito ed il burro fatto fondere. Mescolare bene perché il burro, che in effetti è tanto, fa un po' fatica ad unirsi agli altri ingredienti. Completare aggiungendo la scorza di limone grattugiata.
L'impasto va fatto riposare un paio d'ore in frigorifero. In effetti quando ho fatto il tentativo numero uno le madeleines che ho fatto a distanza di un'ora dalla preparazione dell'impasto (così diceva il libro) si sono gonfiate poco, mentre quelle fatte il giorno dopo erano indubbiamente più belle.
Quindi se avete pazienza potete preparare l'impasto la sera ed infornarle il giorno dopo!

Versare il composto (che risulta piuttosto solido) negli stampi da madeleines. Io ne ho messo all'incirca quanto ce ne stava per riempire ogni spazio, meglio un pelo meno che troppo, che se no rischia di uscire dal bordo e attaccarsi alla madeleine in parte!
Cuocere 5 minuti in forno alla potenza massima (durante questa fase l'impasto diventerà più "liquido" e andrà a distribuirsi per bene nella formina, iniziando poi a solidificarsi) e poi abbassare a 180° per altri 5 minuti circa.
Le mie non sono venute particolarmente scure sotto, quindi ho preso per buono il fatto che il sopra risultasse dorato e solido quindi magari date una tastatina.

Togliere dal forno, lasciar intiepidire. Lo stampo di silicone fa sì che escano senza problemi, non se n'è rotta nemmeno una!
E poi mangiare appena tiepide...meglio ancora se con una tazza di the e qualche amica. O da sole sul divano mentre si sfoglia un bel libro. O a colazione pucciate nel latte...


mercoledì 19 gennaio 2011

Marmellata di Arance Amare


Prima notizia: sono arrivati i libri di cucina che avevo ordinato! Grande gaudio! Ora non vedo l'ora sia il fine settimana per sperimentare qualcosa, ovviamente...

Nel frattempo vi rendo partecipi della marmellata di arance preparata domenica, grazie alla quale ho rimediato la consueta scottatura da cucina, visto che nel travasare la marmellata nei vasetti un pezzo di buccia bollente m'è finito sul dito. Stranamente oggi non c'è più nulla...ormai devo avere la pelle di amianto.
Da qualche parte ho letto che qualcuno si domandava dove trovare le arance amare per fare la marmellata, ovviamente, di arance amare...io pensavo che questa caratteristica derivasse dal preparare la marmellata utilizzando anche le bucce, senza prima togliere la pellicina bianca che dà proprio il retrogusto amaro. Ed infatti così è stato.

Quindi questa ricetta è adatta a chi, come me, adora questa marmellata amarognola. Non c'è nulla di più buono!

Per questo primo tentativo non ho utilizzato lo zucchero per marmellate, quello che consente di ridurre la bollitura a soli tre minuti, ma quello tradizionale anche perché volendo fare una marmellata che comprendesse anche le scorze queste dovevano avere tempo e modo di ammorbidirsi. Proverò, la prossima volta, a scottare le scorze a parte e poi cuocere polpa e scorze ormai morbide insieme, con questo zucchero particolare (per il quale poi è prevista una quantità dimezzata rispetto a quello semolato).

INGREDIENTI per due vasetti piccoli e due medi
5 arance bio (io ho scelto il tipo tarocco, con buccia abbastanza sottile)
1 limone bio
due cucchiai di rum (ma non si sente proprio)
800 gr zucchero semolato
800 ml acqua

Tagliare la frutta a pezzetti, tenendo conto che le scorze rimarranno pressoché intatte nelle loro dimensioni (quindi vedete se vi piacciono più o meno fini, più o meno lunghe), metterle in una pentola con l'acqua e cuocerle una mezz'ora abbondante. Dopo di che aggiungere lo zucchero ed rum e proseguire la cottura fino a quando la marmellata non abbia raggiunto la densità desiderata. Io l'ho cotta per circa due ore a fuoco basso, nel frattempo la mia casa si è riempita di profumo d'agrumi! Deodorante per l'ambiente naturale...
Circa la densità bisogna tenere conto che una volta raffreddata ovviamente questa sarà meno liquida. Conviene quindi fare delle prove su un piattino, versando un mezzo cucchiaino di marmellata, lasciandolo raffreddare per qualche minuto e verificare poi se è ancora troppo fluida.
Versare ancora calda nei vasetti, girarli e farli raffreddare, in modo che la capsula di sicurezza "scatti".
Chi invece non amasse il gusto amaro deve pelare le arance ed eventualmente aggiungere la scorza pulita della pellicina bianca. Nel primo caso (solo polpa) il passaggio della bollitura è, ovviamente, superfluo e quindi penso si possa procedere direttamente con frutta e zucchero. Però visto che non l'ho mai fatto, se viene una schifezza non prendetevela con me.

Tra i vari abbinamenti che ho visto in questi anni quello che più mi incuriosisce è quello con i fiori di lavanda, inseriti ancora interi a lato del vasetto. Non so se poi, al di là del bell'effetto cromatico, questi diano un gusto particolare alla marmellata o meno.
Qualcuno si offre di sperimentare?

Visto che foto poetica, che sfondo ameno? Ieri ho portato un barattolo omaggio al collega che non legge manco il blog (e solo per questo non meriterebbe nulla) e quindi l'ho fotografato in fretta e furia sul terrazzo dell'ufficio! Comunque basta un bel fiocco (riciclato) per dare un tocco di classe al barattolino :-)

lunedì 17 gennaio 2011

Light Orange Curd del Cavoletto (senza burro)


Fine settimana all'insegna delle arance...e se vogliamo, anche della tradizione inglese che, non essendo mai stata in Inghilterra, che ne parlo a fare?!? Quindi metto già le mani avanti su tutto!!
La premessa è che ho acquistato il famoso libro di cui parlo qui sotto (con anche consigli su come acquistarlo online a prezzi scontati) ed essendo una collezione di ricettine sfiziose, quelle classiche cose da domenica pomeriggio quando non si ha voglia di preparare un piatto serio, ma più di sperimentare stuzzichini e simili, questo fine settimana c'ho dato dentro.
La prima cosa che ha attirato la mia attenzione è stato l'arancello, che essendo astemia direi è proprio il mio forte...va beh, insomma, per fare quello mi serviva la buccia di quattro-cinque arance e mi domandavo come impiegare poi la frutta pelata.
Sempre nel libro c'era anche la ricetta dell'Orange Curd, parente del forse più conosciuto Lemon Curd, che sempre avrei voluto fare e mai sperimentato. Avendo inoltre appena avuto in regalo da mia mamma ben tre baccelli di vaniglia (che ho scoperto costare, in Svizzera, la metà della metà di quello che costano qui, maledetti! A titolo esemplificativo: confezione da tre baccelli di vaniglia in fialetta per conservarli, in Svizzera 2.30 CHF, in Italia - Esselunga, ieri sera - un baccello 3,89 Euro!!!) mi sono decisa a provare.

Non che io sappia bene cosa siano Lemon e Orange Curd, però li ho trovato spesso per strada, in questi anni di frenetiche consultazioni di libri e ricettari, e quindi anche se non so bene quale sia la loro funzione (base per le torte?) io li ho fatti...e pure mangiati!
Poi ci sono domande tipo: ma quanto si conservano? che non hanno ancora trovato risposta. Spero che qualche lettrice o lettore possa fornirmi qualche informazione in merito.

INGREDIENTI per un vasetto piccolo e qualche cucchiaiata di prova per la cuoca
160 ml spremuta d'arancia
120 gr zucchero semolato
1 cucchiaio raso di maizena
2 uova
semini di vaniglia (un quarto di baccello va benissimo)

Mescolare tutti gli ingredienti: prima uova e zucchero, fino a quando non diventi un composto spumoso, poi aggiungere la maizena, lavorando bene in modo da non formare grumi, ed in ultimo aggiungere il succo di arancia ed il contenuto del bacello di vaniglia (io l'ho riciclato: il contenuto nell'Orange Curd, la buccia nell'arancello in divenire...).
Sarebbe da cuocere a bagnomaria, ma io mi sono stufata velocemente e l'ho cotto pochi minuti a fuoco bassissimo, così come si lavora la crema pasticcera. Per chi teme che impazzisca o che si formino grumi può procedere a bagnomaria, semplicemente riempiendo una pentola più larga di acqua e mettendo la stessa sul fuoco, e mettere la pentola con la crema da cuocere dentro la pentola più grande. In questo modo la pentola con la crema non riceverà il calore direttamente dal fuoco, ma tramite l'acqua bollente. Uff, più facile a farsi che a spiegarsi.

Una volta raggiunta la consistenza desiderata, sul genere come detto di una crema pasticcera, versarla in un barattolo. A me questa dose è bastata per un barattolino Quattro Stagioni piccolo (da 1,25 dl), più un paio di cucchiaini tra quello che m'è finito in bocca e quello che ho messo su tre scones. Di certo non ne son saltati fuori due barattoli, insomma.

Come l'ho trovato? Mah, non l'avevo mai mangiato prima, in realtà, però m'è piaciuto, poi io amo vedere i pallini neri della vaniglia! L'unica cosa è che m'è parso tanto tanto dolce, magari la prossima volta cercherò di diminuire lo zucchero. Inoltre secondo me si sente troppo la maizena, meglio quindi metterne proprio un cucchiaio raso e pazientare di più in fase di cottura.
Bellissimo anche da regalare, o da portare insieme a qualche amenità quando si va a fare una merenda tra amiche.
Anche se, vista la chiccheria, direi di portarlo ad amiche che siano in grado di apprezzare :-)

A proposito di libri da acquistare online: ne ho comprati ben otto e non vedo l'ora che arrivino! E mi sto attrezzando per comprare gli stampini delle madeleines...un libro intero di ricette a tema e nessuno stampino in cui farle? Bisogna porre rimedio!
Per la cronaca, si tratta di edizioni francesi di una nuova collana ("Variazioni Golose") pubblicata in Italia dalla Guido Tommasi Editore (che amo). Li ho comprati tramite Amazon.it, sfruttando la spedizione gratuita sopra i 19 Euro abbinata ai prezzi francesi, ovvero 4,90 Euro anziché i canonici 11,50 Euro della libreria (anche se su Amazon sono scontati), ed inoltre avendo accesso a molti più titoli, visto che finora qui ne sono stati tradotti solo cinque titoli. Qui ulteriori informazioni.

mercoledì 12 gennaio 2011

Flammkuchen, ovvero Nostalgia delle Scorse Vacanze :-)


Come si suol dire, Paese che vai, cucina che trovi. Senza che nessuno si senta offeso, trovo davvero riduttivo cercare all'estero la cucina italiana quando si ha la possibilità di toccare con mano (o assaporare con la propria bocca, è meglio!) piatti nuovi, sapori inediti.
Magari per dire che sono stati una schifezza, ma anche questo per me è il bello del viaggiare, no? E poi la cucina italiana all'estero, salvo eccezioni, altro non è che una lontana parente di quella a cui siamo abituati, non ne vale davvero la pena (anche se ho mangiato in Olanda una delle paste alla carbonara più buona della mia vita, ricordo ancora dove...al ristorante "Costa Smeralda" di Den Helder).

"Bella forza" dirà qualcuno "sei stata in Germania, mica in posti strani!". Vero anche questo, ma c'è anche chi si lamenta della cucina tedesca, basata solo su crauti e Würstel (aromatizzati alla diossina?).

L'estate scorsa, nella nostra canonica settimana di vacanza "culturale", abbiamo viaggiato tra Francia e Germania, toccando Mainz, Wiesbaden, Trier, Ulm, Strasburgo e Colmar. La Flammkuchen (o Tarte Flambée, che dir si voglia) ci ha accompagnato più volte, lungo la strada: dalla prima mangiata a Ulm, alla Weinfest -quando ancora pensavo fosse una torta salata- a quella sbocconcellata al freddo di Saarburg.

C'è piaciuta ed una volta a casa ho provato a rifarla, arrangiandomi in qualche modo.

Quella nella foto è l'ultima della serie, condita con peperoni, zucchine, formaggio di capra, crème fraîche taroccata e speck. Visto che la pasta di pane va tirata molto sottile la quantità di pasta di pane che di solito faccio per una pizza abbondante qui basta per due teglie di Flammkuchen :-)

INGREDIENTI per 2 teglie
per la pasta di pane:
500 gr farina 00
una bustina di lievito di birra secco
300 ml acqua
un cucchiaio di olio
sale

per la crème fraîche taroccata:
2 cucchiai di panna acida
3 cucchiai di ricotta
un cucchiaio di capperi sotto sale
erbe provenzali
aglio o cipolla

per farcire:
una confezione di formaggio di capra tipo Sainte-Maure
un peperone rosso piccolo
una zucchina
10-12 funghi champignons
speck

La prima cosa da fare è preparare la pasta di pane, a meno che non la si voglia comprare già pronta (all'Esselunga, ça va sans dire...), mescolando farina, lievito di birra secco, acqua e olio, regolando di sale. Una volta raggiunta una certa consistenza lavorare l'impasto su un piano leggermente infarinato, non cedendo alla tentazione di aggiungere troppa farina: mano a mano che la si lavora diventerà più omogenea. Una volta formata una palla metterla in una terrina, coprire con uno strofinaccio umido (evitando così che si formi una crosta in superficie) e far riposare in un luogo caldo, ad esempio vicino ad un calorifero.

Nel frattempo si può preparare il sostituto della crème fraîche. Volendo la si può comprare al supermercato, ma non so perché qui ho visto che costa uno sproposito...e al discount vicino a casa, che ne teneva una sottospecie molto buona, non c'è più.
Per ovviare si possono mettere in un mixer ricotta (meglio quella un po' più asciutta), panna acida, cipolla o meglio ancora un pezzetto di aglio, capperi ed erbe provenzali. Frullare il tutto e ne uscirà una cremina da usare come base della Flammkuchen.
Tagliare le verdure a pezzetti ed i funghi a fettine.

Una volta lievitata la pasta di pane, stenderla il più sottile possibile.
Trasferirla in due teglie per pizza, foderate con carta forno (io avendo comprato una teglia nuova l'ho messa senza carta ed è venuta benissimo! basta poi non tagliarci la Flammkuchen dentro!).
Distribuire la finta crème fraîche sulla base, poi le verdure a crudo (peperoni, zucchine e funghi), completare con il Sainte-Maure a fettine e lo speck.
Cuocere in forno a 250°, una decina di minuti è sufficiente in quanto la pasta è davvero bassa.

Idee alternative? Speck, cipolle, porri, salumi vari, rucola.
L'importante è che alla base ci sia sempre la crème fraîche...ed il pomodoro...verboten!!



martedì 28 settembre 2010

Pain au Chocolat, tentativo n. 1!


Ognuno ha le proprie muse ispiratrici, io per preparare questo dolce ne ho avuta una in particolare una: l'Esselunga e la sua offerta 1+1 sulla pasta sfoglia (tra un po' mi toccherà chiedere un riconoscimento economico a questo supermercato, visto tutta la pubblicità che gli faccio)!
Ho trovato tante ricette di pain au chocolat, nel corso di questi ultimi anni, ma domenica avevo ritrovato un po' di verve culinaria...quel tanto che bastava per provare a fare qualcosa di nuovo, ma non a sufficienza da voler preparare i panini dall'impasto base. E così ho sperimentato la versione per pigri, quella che utilizza la pasta sfoglia e riduce lo sforzo al minimo.

Nel complesso sono quasi soddisfatta, credo di aver commesso un paio di errori e di aver caricato troppo i panini, però dai, eran buoni e sbagliando si impara. La prossima volta saranno sicuramente diversi, non so se più o meno buoni, ma li porterò più verso il mio gusto.

INGREDIENTI per 4
una confezione di pasta sfoglia
70 gr di marzapane (o 35 gr di zucchero e 35 gr di mandorle)
quattro cucchiai di Nutella
40 gr di cioccolato fondente
due cucchiaini di marmellata di arance amare

per decorare (facoltativo)
mandorle a lamelle
bianco/rosso d'uovo o latte

La base di partenza ideale è una confezione di pasta sfoglia rettangolare, visto che creare un rettangolo da una base rotonda comporta non solo un'attività di taglia e incolla sui bordi, ma una manipolazione della pasta che non le fa bene, le crea poi problemi in forno.
Tagliare la pasta in quattro strisce per il senso della larghezza. Io ho avuto la brillante idea di stendere la pasta una seconda volta con il mattarello, per renderla più sottile e attaccare meglio i rattoppi che avevo aggiunto per ottenere la forma desiderata. Ecco, meglio di no, lasciatela dell'altezza originale. Diventando troppo sottile mi pare che si inumidisca troppo.
Distribuire sopra la pasta sfoglia un cucchiaio di Nutella, 10 gr di cioccolato fondente a pezzetti, un quarto del marzapane tritato (se non lo avete va bene anche il mix di mandorle tritare e zucchero, lavorato con un goccio di acqua) e mezzo cucchiaino di marmellata. Ripiegare la pasta sfoglia su se stessa, non arrotolandola, ma piegandola in quattro.
Per evitare che il ripieno fuoriesca durante la cottura ripiegare i bordi laterali all'interno prima di piegarla per il senso della lunghezza.
Spennellare con uovo o latte e distribuirvi sopra e mandorle a lamelle.

Cuocere in forno a 200° fino a quando la pasta risulti ben gonfia e dorata. Trattandosi di piccole porzioni dovrebbero bastare 10-15 minuti.

Non mangiare caldi! E qui, vorrei spezzare una lancia contro la brioche calda, se per brioche intendiamo il croissant. Fa schifo, è molle, non si sente la fragranza delle sfoglie di pasta.
Ma che è sta fissa!?!?

Lasciati raffreddare acquisteranno consistenza, e saranno una bomba! Uno basta e avanza ;-)

Consigli per la prossima volta? No al marzapane, li rendono troppo dolci per i miei gusti. No allo spalmare per tutta la lunghezza, proverò a ripiegare in due, spalmare e ripiegare ancora. alla buccia d'arancia al posto della marmellata, ma qui ancora non è stagione di arance. al tutto cioccolato fondente, secondo me rende di più.

Provate e come al solito fatemi sapere! E ditemi la vostra anche sulla scottante diatriba della brioche calda...

giovedì 13 maggio 2010

Linzertorte con toupet!


Qualche settimana fa ho mangiato, a casa di Giuly, la sua Linzertorte, torta che per anni ho snobbato perché non sono proprio amante delle crostate alla marmellata.
E questa, anche se particolare, sempre quello è...
Però dopo averla assaggiata in modica quantità devo ammettere che non era affatto male e ho voluto provare pure io a farla e ho colto l'occasione della Festa della Mamma più giornata (ennesima) piovosa per fare il mio primo tentativo.

Per il debutto ho usato la ricetta della pasta frolla per Linzertorte che ho trovato su un libro di torte salate e dolci comprato l'estate scorsa ad Augsburg (sigh! sob!), ma penso che la prossima volta cambierò. Infatti è risultata piuttosto faticosa da lavorare e poi -soprattutto!- poca.
Avevo così poca frolla che ho dovuto taroccare la torta, mettendo le classiche strisce di pasta solo in mezza torta (quella che poi ho regalato alla mamma)...mentre l'altra metà ne è rimasta sprovvista..da qui il titolo "con toupet". Matteo non è che si sia lamentato, però le cose o si fanno bene o non si fanno.

Quindi vi metto le dosi che ho seguito, ma vi invito ad utilizzare uno stampo da crostata di dimensioni ridotte (18-20 cm) oppure aumentare della metà le dosi, facendo una torta da 30 cm di diametro.

INGREDIENTI
per la frolla
150 gr farina 00
75 gr burro
50 gr zucchero
50 gr mandorle grattuggiate
2 tuorli
1 cucchiaino abbondante di cannella
1 cucchiaio succo di limone

per la farcia
marmellata di lamponi

Preparare la pasta lavorando prima il burro a temperatura ambiente con lo zucchero e poi i due tuorli. Aggiungere via via gli ingredienti asciutti (farina, mandorle) e i due ingredienti che caratterizzano questa frolla: cannella e limone.
Io ho abbondato con la cannella, la ricetta originale ne prevedeva mezzo cucchiaino, e nonostante ciò sentivo di più il limone!
La pasta va poi lavorata in modo abbastanza energico e prolungato visto che gli ingredienti impiegano un po' ad amalgamarsi al meglio. Quando poi diventa omogenea e non lascia briciole lungo la strada metterla a riposare in frigorifero un quarto d'ora.
Stendere la pasta su un foglio di carta da forno, lasciando circa un terzo della pasta per fare poi le strisce decorative, bucherellare il fondo e distribuire la marmellata di lamponi. Creare le strisce di frolla e metterle sopra la crostata, incrociandole.

Cuocere a 180° per circa 30 minuti. Il colore della pasta frolla rende difficile capire quando è pronta, nel mio caso ho spento e lasciato la torta a raffreddare nel forno leggermente aperto.

Quando tiepida decorare con zucchero a velo. Non prima, perché se no col calore andrebbe a sciogliersi, non quando è troppo fredda perché in questo caso i riquadri con la marmellata rimarrebbero anch'essi bianchi.

martedì 15 dicembre 2009

Käseschnitten


Ecco l'altra ricetta Made in Schwitzerland...le Käseschnitten, che in parole povere significano...ehm, fino a Käse ci sono, ovvero formaggio, mentre su Schnitten posso tentare. Fette?!
In soldoni, sarebbero fette di pancarrè (ma vedi dopo...) con spalmata sopra una besciamella al formaggio (ma vedi dopo...), fatte poi friggere in padella (ma vedi dopo...), che d'abitudine vanno mangiate accompagnate da insalata verde (e su questo non ci piove!).

INGREDIENTI per ca. 15 fette
500 ml latte
50 gr burro
50 gr farina
250 gr formaggio (Emmental/Gruyere)
1 uovo
noce moscata
15 fette di pane in cassetta

per accompagnare:
insalata verde

Per prima cosa vi racconto come le preparo io (questo è il mio terzo tentativo e non ho seguito nessuna ricetta, sono andata a naso), poi spiegherò le varianti sul tema.

Preparare una besciamella abbastanza densa, facendo sciogliere in un pentolino il burro, aggiungendo la farina e facendola leggermente colorire. Aggiungere poi il latte a filo, per evitare il formarsi dei grumi. Si formano comunque? Nessun problema, una bella passata di minipimer al termine della preparazione distrugge qualsiasi tipo di grumo!
Una volta raggiunta la consistenza voluta, aggiungere il formaggio grattuggiato, la noce moscata, l'uovo e sale quanto basta, mescolando bene e lasciando poi intiepidire. Più si raffredda, più diventa facile da spalmare, quindi per chi è di corsa si può preparare la crema anche il giorno prima e spalmare le fette e cuocerle solo all'ultimo.
Spalmare su ciascuna fetta di pane parte del composto: non un velo, fate almeno un mezzo centimetro di spessore, siate generosi!
Oliare una padella antiaderente molto ampia (in grado di ospitare almeno 5-6 fette di pane) con poco olio e quando la pentola è ben calda adagiarvi le fette di pane a faccia in giù, ovvero con la parte con la crema al formaggio a contatto con il fondo della pentola.
Cuocere circa 5-6 minuti a fuoco medio e poi delicatamente sollevare la fetta e girarla su se stessa proseguendo la cottura ancora per qualche minuto, in modo che anche la parte nuda diventi croccante.
Nel frattempo condire l'insalata, che secondo me, con questo piatto, deve essere salata e acetosa, per contrastare la dolcezza dell'Emmental.
Man mano che le Käseschnitten son pronte trasferirle su un piatto di portata, da cui ci si servirà a piacere.

Mediamente calcolate 4 fette a testa, ma c'è chi (e non faccio nomi...) ne mangia anche 7-8. Ottime anche il giorno dopo, a temperatura ambiente.

Ed ora passiamo ai consigli e sconsigli.

1. io non ho utilizzato il pancarrè perché da brava vegetariana non mangio prodotti con lo strutto (e ricordatelo a quelli del bar che servono piadine e toast vegetariani...ma quando mai!), e l'ho quindi degnamente sostituito con una confezione di Panbauletto.

2. la ricetta originale prevede, più che una besciamella densa, una fonduta liquida, con pochissimo latte (più o meno 5-6 cucchiai). Io preferisco la mia ricetta, che è simile a quella che mia mamma ha sul suo libro di economia domestica svizzero. Confesso che l'uovo io non l'ho messo, ma in effetti l'impasto, e dalle foto si vede, era compatto, ma non troppo. Mettetelo.

3. io ho usato dell'Emmental, ma volendo potete sostituirlo con del Gruyere o altro formaggio (che so, Branzi, Piave, Bitto, Parmigiano), purché non sia troppo molle. No a gorgonzola e simili, dunque.

4. evitare di essere impazienti...guardate la foto: fetta a destra, cuoca impaziente che gira la fetta con troppo anticipo e la massacra; fetta a sinistra, cuoca diligente che aspetta un po' senza farsi prendere dall'ansia che diventi carbonizzata. Il burro contenuto nella besciamella secondo me aiuta a non fare attaccare il tutto e preserva da dorature eccessive!

5. io le ho fatte in padella con un cucchiaino d'olio che ho spennellato bene bene, in modo da ottimizzarne l'utilizzo, ma mia mamma dice che son buone pure fatte al forno...vedete voi.

Bene, alla prossima (non so ancora bene cosa...)

lunedì 14 dicembre 2009

Zwiebelwähe, ovvero torta salata alle cipolle



Questo fine settimana sono rimasta in trepidante attesa della caduta dei primi fiocchi di neve, eppure non ne ho visto scendere nemmeno uno! Quei pochi caduti nella notte (mi è stato detto, io non li ho visti...) al mattino erano già spariti...
Però il freddo non è mancato, anzi, ed è stato davvero piacevole usare il forno per preparare una torta salata, anche se visto l'ingrediente principale (cipolle...) oltre al caldo, nell'aria è rimasto anche il profumo. Sappiatelo.
Alla fine per un puro caso, questo fine settimana abbiamo mangiato svizzero, sarà che con l'approssimarsi delle feste il mio lato teutonico salta fuori, quindi se volete organizzare una serata etnica che non sia il solito asporto cinese...seguitemi!

Il primo piatto è una torta salata con cipolle, speck e emmentaler (Zwiebelwähe), anche se io consiglio di utilizzare il gruyere, che ha un gusto più marcato, che meglio contrasta con il dolce delle cipolle bionde (tra l'altro, cipolle 100% bio, visto che provengono dall'orto dei miei).
Nel complesso è un piatto meno pesante di quello che si pensa, un po' come accade per la soupe à l'oignon. Tutto fumo e niente arrosto.

INGREDIENTI per quattro
una pasta sfoglia
400 gr cipolle bionde
100 gr speck
2 dl panna da cucina
1 dl latte
2 uova
50 gr emmentaler/gruyere
noce moscata, pepe, olio

Tagliare le cipolle a fettine evitando di piangere litri e litri di lacrime come ho fatto io (il trucco per non piangere c'è, lo so, ma ogni volta che mi serve me lo dimentico...). Scaldare in una padella ampia una noce di burro oppure un cucchiaio di olio, aggiungere le fette di speck, o lo speck a dadini, e far rosolare qualche minuto.
Aggiungere le cipolle, salare e proseguire la cottura a fuoco basso, con un coperchio, in modo che le cipolle diventino morbide, stufate.
Nel frattempo sbattere le uova, aggiungere panna, latte, noce moscata ed il formaggio grattuggiato, regolando di sale.
Unire il composto di panna e uova alle cipolle, una volta cotte; mescolare controllando il sale (ribadisco il concetto del sale perché il dolce delle cipolle rischia di portare fuori strada) e riempire uno stampo da crostata, precedentemente foderato con carta da forno e pasta sfoglia.

Cuocere il forno a 200° per circa 40 minuti.
Servire preferibilmente appena tiepida, meglio ancora se a distanza di qualche ora, visto che acquista un gusto migliore, magari accompagnata da una fresca insalata. Nel frattempo far arieggiare la casa!